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Le scienze della quantità e del numero
superano in esattezza tutti i giudizi dei sensi e dell'immaginazione .
La geometria , ad esempio, non raggiunge mai una certezza assoluta, ma
nonostante ciò ha un margine di errore notevolmente minore delle scienze
morali, perchè lavora su oggetti semplici e chiari, e perché ,anche se è
impossibile rappresentare perfettamente una figura geometrica, questa è
sempre e comunque verificabile, dimostrabile, analizzabile. Un altro
difetto di questa scienza è che essa ha origine sensibile, e questa
peculiarità le impedisce di raggiungere la perfezione. Molti filosofi
associano alla geometria caratteri spirituali,
confutando e offuscando la sua realtà certa. Per spiegare l’evidenza delle "cose di fatto", Hume si sofferma su alcune espressioni. Ad esempio “Il sole domani non si leverà” è una proposizione che può essere comprensibile sia che fosse affermata o, come nell’esempio, negata. In sintesi “[…]. La proposizione che afferma che un essere non è , per quanto sia falsa, non è meno intelligibile e meno comprensibile di quella che afferma che esso è”. Hume introduce così la causalità. Questa è una delle tre modalità (le altre due sono la somiglianza e la contiguità) che costituiscono il terzo principio generale della natura umana, quello dell'associazione delle idee. Che cos'è quella che comunemente chiamiamo idea della causalità? E' quell'idea, osserva Hume, in base alla quale abbiamo la certezza dell'esistenza o dell'azione di uno o più oggetti che seguiranno , necessariamente, un'altra esistenza o un'altra azione.
Hume esclude subito
che l'idea di causalità possa derivare da una impressione che si
riferisca agli oggetti che chiamiamo cause ed effetti. Ora, si domanda
Hume, quali sono le caratteristiche che accompagnano sempre quello che
viene comunemente chiamato un rapporto di causalità? La risposta è che
le caratteristiche considerate da tutti come essenziali perché sussista
una relazione di causalità sono le tre seguenti: Quest'ultimo, infatti, sta proprio all'origine della nozione di causalità, in quanto ci porta a ritenere che la contiguità e la successione costante fra l'oggetto-causa e l'oggetto-effetto si verificheranno sempre e necessariamente attraverso i sensi, la memoria e l'abitudine. Dal congiungimento costante di causa ed effetto noi inferiamo, cioè deduciamo l'un dall'altro. Il fatto che noi inferiamo, spinti dall'abitudine e dall'immaginazione, l'esistenza di un oggetto come conseguenza necessaria dell'esistenza di un altro oggetto precedente e contiguo, costituisce l'unica fonte della nozione di connessione necessaria e, quindi, della causalità. E' il soggetto che istituisce la relazione di connessione necessaria; non la troviamo affatto fuori di noi, fra gli oggetti. Il soggetto, tuttavia, stabilisce una connessione di tipo causale solo in presenza di condizioni ben determinate: vale a dire la costanza e il ripetersi regolare dei rapporti di contiguità, di successione e unione costanti. L'inferenza aggiuntiva, che istituisce la relazione di causalità è dovuta all'immaginazione e non alla ragione.
La relazione di causalità, allora, non è
propriamente un'idea, poiché non c'è un'impressione corrispondente che
l'abbia preceduta. E' invece il risultato dell'operare della
immaginazione in condizioni ben determinate. |
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