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La conoscenza certa e la scienza matematica

Hume distingue gli oggetti della conoscenza in due classi: le relazioni tra idee e le cose di fatto.

le relazioni tra idee

In questa classe di oggetti sono ricomprese l'algebra, l'aritmetica e la geometria.

Le scienze della quantità e del numero superano in esattezza tutti i giudizi dei sensi e dell'immaginazione . La geometria , ad esempio, non raggiunge mai una certezza assoluta, ma nonostante ciò ha un margine di errore notevolmente minore delle scienze morali, perchè lavora su oggetti semplici e chiari, e perché ,anche se è impossibile rappresentare perfettamente una figura geometrica, questa è sempre e comunque verificabile, dimostrabile, analizzabile. Un altro difetto di questa scienza è che essa ha origine sensibile, e questa peculiarità le impedisce di raggiungere la perfezione. Molti filosofi associano alla geometria caratteri spirituali, confutando e offuscando la sua realtà certa.
"Le scienze matematiche hanno, di per sé, un grande vantaggio sulle morali, perché le idee, su cui si basano, sono chiare, semplici e definite".
Questa chiarezza può servire ad impadronirsi velocemente del nostro intelletto, ma per raggiungere le verità complesse occorrono ragionamenti lunghi e difficoltosi.

Derivano da questi processi della ragione le uniche dimostrazioni possibili in natura, che non si estendono alle scienze morali.



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La conoscenza probabile e la scienza sperimentale

La seconda categoria di oggetti su cui indaga Hume sono le cose di fatto, intese come oggetti della mente. Hume afferma che queste non necessitano di una conoscenza né possono essere dimostrate.

Per spiegare l’evidenza delle "cose di fatto", Hume si sofferma su alcune espressioni. Ad esempio “Il sole domani non si leverà” è una proposizione che può essere comprensibile sia che fosse affermata o, come nell’esempio, negata. In sintesi “[…]. La proposizione che afferma che un essere non è , per quanto sia falsa, non è meno intelligibile e meno comprensibile di quella che afferma che esso è”.

Hume introduce così la causalità. Questa è una delle tre modalità (le altre due sono la somiglianza e la contiguità) che costituiscono il terzo principio generale della natura umana, quello dell'associazione delle idee.

Che cos'è quella che comunemente chiamiamo idea della causalità? E' quell'idea, osserva Hume, in base alla quale abbiamo la certezza dell'esistenza o dell'azione di uno o più oggetti che seguiranno , necessariamente, un'altra esistenza o un'altra azione. 

Hume esclude subito che l'idea di causalità possa derivare da una impressione che si riferisca agli oggetti che chiamiamo cause ed effetti. Ora, si domanda Hume, quali sono le caratteristiche che accompagnano sempre quello che viene comunemente chiamato un rapporto di causalità? La risposta è che le caratteristiche considerate da tutti come essenziali perché sussista una relazione di causalità sono le tre seguenti:
1)il rapporto di contiguità;
2) il rapporto di priorità o successione costante;
3) il rapporto di connessione necessaria.

Quest'ultimo, infatti, sta proprio all'origine della nozione di causalità, in quanto ci porta a ritenere che la contiguità e la successione costante fra l'oggetto-causa e l'oggetto-effetto si verificheranno sempre e necessariamente attraverso i sensi, la memoria e l'abitudine. Dal congiungimento costante di causa ed effetto noi inferiamo, cioè deduciamo l'un dall'altro.

Il fatto che noi inferiamo, spinti dall'abitudine e dall'immaginazione, l'esistenza di un oggetto come conseguenza necessaria dell'esistenza di un altro oggetto precedente e contiguo, costituisce l'unica fonte della nozione di connessione necessaria e, quindi, della causalità. E' il soggetto che istituisce la relazione di connessione necessaria; non la troviamo affatto fuori di noi, fra gli oggetti. Il soggetto, tuttavia, stabilisce una connessione di tipo causale solo in presenza di condizioni ben determinate: vale a dire la costanza e il ripetersi regolare dei rapporti di contiguità, di successione e unione costanti. L'inferenza aggiuntiva, che istituisce la relazione di causalità è dovuta all'immaginazione e non alla ragione.

La relazione di causalità, allora, non è propriamente un'idea, poiché non c'è un'impressione corrispondente che l'abbia preceduta. E' invece il risultato dell'operare della immaginazione in condizioni ben determinate.



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La nuova dottrina della causalità

I passaggi che Hume segue per spiegare la causalità sono fondati sull’azione della mente umana e non sulle proprietà degli oggetti.
Hume cerca di trovare l’origine dell’idea di causalità nell’impressione che si può trarre da due eventi necessariamente connessi, ovvero dal movimento. Afferma però che da un solo esempio di due oggetti connessi non possiamo trarre l’idea del legame che li lega.
Hume critica quei filosofi che, attraverso sinonimi quali efficacia, potenza, necessità ecc… hanno provato a definire il legame di causa-effetto.

Anche i cartesiani hanno provato a darne una definizione dicendo che il movimento, ovvero due movimenti contigui, è garantito dall'azione di Dio. Ma per Hume tutte le idee sono copie di impressioni e, invece di cercare l’origine dell’idea di Dio, Hume cerca l’impressione dalla quale è tratta l’idea di causalità. Attraverso un solo esempio di contiguità, afferma Hume, non si ricava nessuna nuova idea, così come non si ricava nessuna nuova idea, accrescitiva della conoscenza degli oggetti contigui, dall’osservazione di più casi simili. Perciò ciò, che si produce dall’abitudine (dall’osservazione di più casi simili di causa ed effetto) è un’impressione interna della mente che consiste nella propensione del pensiero a passare da un evento-causa al suo corrispondente evento-effetto e viceversa. Hume è ora in grado di eliminare tutte le distinzioni tra le cause: formali, materiali, finali; cause morali e fisiche e cause efficienti. A conclusione Hume afferma che tutti i nostri ragionamenti sulle cose sono di origine causale, e la causalità è data dall'osservazione di due oggetti contigui, perciò tutta la nostra conoscenza, le nostre idee, sono basate sull'esperienza.