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Nel primo punto di vista le teorie scientifiche non sono che strumenti e, quindi, non accrescono la conoscenza. I filosofi strumentalisti, infatti, ritengono che la spiegazione non sia lo scopo della fisica, la quale non può scoprire le essenze proprie delle cose perché non esistono “essenze” delle cose fisiche. Karl Popper descrive lo strumentalismo come la tesi per la quale le teorie scientifiche vengono equiparate alle regole di calcolo, e muove la critica di non aver colto le differenze invece presenti tra scienze pure e scienze applicate. Una differenza consiste nel metodo di confutazione delle teorie e degli strumenti: infatti mentre le teorie sono sottoposte a controllo con l’obiettivo di falsificarle per trarre da esse ulteriori informazioni e superarle, gli strumenti e le regole di calcolo sono messi alla prova esclusivamente per delineare il loro campo di applicazione, e mai per rigettarli se non superino l’esperimento. Se, quindi, la confutazione delle teorie porta al progresso scientifico, ciò non è possibile attraverso la confutazione di strumenti e regole di calcolo. La filosofia strumentalistica –considerando le teorie come semplici strumenti necessari a compiere argomentazioni- non prevede il progresso scientifico ed è una filosofia oscurantistica, in quanto dedita maggiormente all’applicazione che alla falsificazione delle teorie.
Elaborando il terzo punto di vista, quindi, Popper riprende in parte la dottrina galileiana, secondo la quale lo scienziato tende ad una descrizione vera del mondo e a una spiegazione vera dei fatti osservabili, e combina questa dottrina con il punto di vista, non galileiano, che, sebbene questo rimanga lo scopo dello scienziato, quest’ultimo non può mai sapere con certezza se le sue scoperte sono vere. Egli può, al più, confutandole, tentare di renderle false; il progresso scientifico è quindi possibile solo con la falsificazione delle vecchie teorie e l’elaborazione di nuove, che non sono mai realtà definitive, bensì ipotesi e congetture dello scienziato. Definito il terzo punto di vista, Popper lo mette a confronto con i precedenti ed osserva che l’essenzialismo considera il mondo come pura apparenza dietro la quale scoprire il mondo reale, una realtà ultima, ma che ciò non è possibile perché abbiamo diversi livelli di astrazione (come ad esempio osservando un oggetto con un microscopio non ci apparirà un unicum, bensì ci appariranno vari livelli di realtà distinti che coesistono in uno stesso oggetto). Con questo passaggio Popper supera anche la distinzione tra qualità primarie e secondarie di un corpo, che diviene, con l’ammissione di diversi livelli di realtà, superflua. Affrontato il primo punto di vista Popper muove le sue critiche allo strumentalismo partendo da una distinzione tra due tipi di predizione scientifica: la predizione di eventi noti e quella di nuovi eventi. Lo strumentalismo può arrivare solo al primo tipo di predizione, perché se una scoperta non è ancora stata effettuata è impossibile costruire gli strumenti per studiarla, quindi anche il secondo punto di vista si rivela inadatto a studiare le realtà. Inoltre le scoperte sono, secondo Popper, il risultato delle teorie, e non il contrario. Il compito dello scienziato è quello di creare nuove situazioni per confutare le teorie, crearne di migliori ed avvicinarsi il più possibile alla realtà del mondo.
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